La scatola gialla

.:1:.

Un giorno di Primavera, piuttosto mite, il piccione Adam Brokskj vola senza pensieri, come si conviene ad un piccione, al di sopra dei verdi campi, appena fuori dalla città.
Il piccione Adam Brokskj, tuttavia, ha fretta. La petulante moglie lo aspetta con impazienza, e Adam non ha voglia di sentirla urlare anche quel giorno. In realtà, nessun piccione di buon senso farebbe arrabbiare sua moglie, col rischio di passare il resto della vita a covare uova.
Forse è per tutta la fretta che ha, oltre che per la vista che magari non è più quella di una volta, che Adam non vede quella corriera che procede spedita, in rotta con la sua traiettoria. Nemmeno il conducente, ovviamente, può notarlo. Ha i suoi pensieri. Ad esempio pensa a quanto sia noioso quel lavoro. Le solite facce, la solita strada, i soliti mal di schiena. Pensa di avere assoluto bisogno di mollare quel volante e di farsi una vacanza su una qualsiasi distesa di sabbia.
Per via di tutti questi pensieri che ha, quando il piccione Adam Brokskj si sfracella contro il parabrezza, facendo in seguito impazzire sua moglie dal dolore, il conducente si spaventa, ed istintivamente, schiaccia il freno. La corriera però andava piuttosto veloce, e con un digrignare di lamiere, complice il fatto che è in curva, si ribalta inesorabilmente, cadendo nel fosso con un fracassar di urla impaurite.   Sembra tuttavia, che nessuno dei passeggeri, fortunatamente, si sia fatto troppo male. Non quanto Adam Brokskj, almeno.
In un certo senso, Adam Brokskj è stato molto fortunato.
E così ha inizio questa storia, venti anni fa.

.:2:.

Da quando il prezzo dell’aria è aumentato ancora, Tom Greylack non esce più di casa.
Ma la differenza non la nota comunque nessuno. In effetti, la vita sociale di Tom è stata sempre pressoché assente.
Non esce nemmeno per il lavoro, in quanto può lavorare comodamente seduto davanti al suo computer, fare spesa (tra le cose da comprare c’è anche l’aria) onlie, e avere tutta la vita sociale che vuole.
Tom non si considera un uomo infelice. Probabilmente il suo segreto è il non aver mai avuto aspettative, o scopi da raggiungere. E la sua condizione gli permette di fare il suo lavoro.
Tom è un Consolatore. Il suo nome è scritto, in mezzo agli altri, su moltissimi volantini sparsi per la città.
Nonostante sia ormai risolta la Crisi del Petrolio, la gente in preda ad una apparentemente inconsolabile depressione è aumentata in maniera preoccupante. Da qui lo Stato ha pensato di finanziare la figura del Consolatore.
Si dice in giro che Tom sia il migliore. E questo in fondo lo riempie di soddisfazione ed orgoglio. Pare che la felicità altrui supplisca alla sua mancanza di spinte interiori.
Per cui Tom sta bene così. Non ha bisogno altro. Non vuole sorprese.
Ma una sorpresa arriva.
Una scatola gialla che gli è stata recapitata in una inusuale quasi quanto antiquata maniera. Tramite corriere. Tom neanche pensava esistessero più.
Tenendola in mano quasi fosse una bomba, la appoggia al tavolo della cucina.
Non c’è indirizzo del mittente, ma soltanto un biglietto.

“Non apra assolutamente questa scatola, finchè non sarò io a dirglielo.
Adam Brokskj”

.:3:.

<<La potenza di fuoco è massima, nonostante questo il rumore è inesistente. Paragonabile al frusciare di una tenda>>
Anna Pavlovna mostra ai suoi clienti, con tutta la disinvoltura e la professionalità che da sempre l’hanno contraddistinta, quel monofucile bio-ionico di ultima generazione. I due giapponesi a cui lo sta proponendo osservano ogni suo movimento, e ascoltano ogni sua parola, come se non possano fare altro, come se i loro occhi siano legati da fili invisibili alla bocca di Anna.
<<Il colpo è letale, qualsiasi sia la parte del corpo da essa toccato. La testa>> Si tocca i capelli.<<Il cuore>> Si tocca il seno.<<Le gambe>> Si tocca una coscia.
I giapponesi deglutiscono.
<<In quanto ai bersagli inanimati, lasciate che vi dia una dimostrazione>>
Anna imbraccia il monofucile come se fosse un neonato. Lo punta verso una delle pareti di plasto-titanio della stanza, e fa fuoco, con la grazia di una vecchia casalinga che accende il gas con i fiammiferi, da tempo fuori commercio.
Il raggio verde che scaturisce da quell’arma perfora quel muro spesso mezzo metro come fosse stato burro fuso. Con un inudibile fruscio.
Pochi minuti dopo, nella carta di credito di Anna ci sono svariati zeri in più.
Sta chiudendo con la chiave elettronica il suo magazzino segreto, sotto la casa che occupa, con le mentite spoglie di una scrittrice fallita, quando sulla soglia nota una scatola gialla. Pensa a qualcuna delle sue consegne, ma nessuna le arriva in una maniera così antiquata, a meno che non si tratti di una fionda.
Sul coperchio della scatola, della grandezza di una scatola da scarpe, c’è un biglietto scritto a mano.  Anna non pensava che la gente scrivesse ancora a mano.

“Non aprite assolutamente questa scatola, finche io non vi dirò di farlo.
Adam Brokskj”

.:4:.

La musica tridimensionale vien proiettata con grazia nel cervello della ragazza, tramite le microcuffie che la mano guantata di nero di Stephen Bay le ha inserito nelle orecchie, dopo averla drogata e messa a sedere su un trono trovato nel magazzino diroccato di un antiquario.
Stephen immagina che in quel momento la ragazza pensi di trovarsi in uno sterminato campo di grano, che si staglia sotto un cielo celeste macchiato di bianco da qualche nuvola stracciata, le magre braccia allargate e il vento a scompigliarle i lunghi capelli, dello stesso colore del grano.
E sa che sarà con quelle immagini nella mente che la ragazza morirà.
Il trono polveroso di velluto rosso sul quale è seduta è inserito perfettamente in un cono di luce proveniente dall’alto, che crea sul corpo della ragazza zone di ombra come nere macchie di inchiostro.
Stephen, nell’atto di mettersi nelle orecchie le microcuffie che gli avrebbero fatto sentire la stessa musica della ragazza, viene interrotto da un bussare nervoso e frenetico alla porta del magazzino.
Si irrigidisce. Nessuno dovrebbe essere a conoscenza del suo nascondiglio. E poi chi mai busserebbe?
All’erta, si avvicinà alla porta scricchiolante. La luce del giorno proveniente da fuori proietta sul vetro scuro della porta l’ombra di chi ha bussato. Bassa statura. Pare avere un cappellino in testa. Già dalla sua ombra si capisce che non è pericoloso.
Togliendosi i guanti e infilandoseli velocemente in tasca, apre la porta.
E davanti a lui si manifesta il passato, sotto forma di corriere.
<<Un pacco per lei>>Dice il ragazzotto, senza esitare.
<<Chi lo manda?>> La voce di Stephen, è atona. Seppur un poco preoccupata. Non esclude del tutto l’ipotesi di un qualche attentato alla sua vita.
<<Tutto scritto sul biglietto signore, io devo solo consegnare>> Ciò detto, quel ragazzo piombato da un’altra epoca, appoggia la scatola gialla che tiene in mano ai piedi di Stephen, e, farfugliando un saluto, si defila di corsa svoltando l’angolo di quel quartiere abbandonato della città.
Mentre la sua futura vittima attende inconsapevolmente che la gola le venga tagliata, Stephen raccoglie quella scatola gialla e la porta con la massima cautela sul tavolo dei suoi attrezzi, di fianco allo stiletto.
Un biglietto spiegazzato è incollato sul coperchio della scatola.

“Non aprite assolutamente questa scatola finchè non ve lo dirò io.
Adam Brokskj”

.:5:.

Mentre il motore a Benzidrogeno della macchina volante di Paulette Ramires si spegne inesorabilmente, lei per la terza volta nella giornata maledice lei e il suo misero e sfortunato destino.
La prima volta è stata quella mattina, quando, entrando nel suo ufficio al trentaquattresimo piano di uno degli aerograttacieli del centro sopraelevato della città, sopra la sua scrivania ha trovato una lettera e la liquidazione. Avrebbe potuto protestare, ma la legge parlava chiaro. E in quei casi non si poteva fare nulla. Per cui ha preso e raccolto in una scatola tutte le cose che con il tempo si erano ammucchiate su quella scrivania, dove aveva passato tanti pomeriggi, davanti al computer, a consolare la gente, come tanti altri. In fondo aveva capito che sarebbe successo non appena si era diffusa la notizia del suicidio di quella povera donna, che si consolava da lei. Paulette non era riuscita a farla stare meglio. Per cui forse era meglio così. Nessun’altro sarebbe morto per colpa sua.
La seconda volta è stata tornando a casa, dove per poco non è inciampata su una scatola che, Paulette stentava un po’ a credere, un corriere aveva lasciato sul tappeto davanti all’ingresso. La E-Posta gliel’avrebbe fatto materializzare direttamente in casa. Sulla scatola gialla c’era un biglietto che suggeriva vivamente, praticamente ordinava, di non aprirla fino a che questo Adam Brokskj non gli avesse detto di farlo. Paulette non aveva la più pallida idea di chi fosse il mittente, e aveva anche un po’ di paura. Poteva essere un parente della donna suicidatasi, che aveva deciso di tormentarla. Ma in quel caso forse non le avrebbe detto di non aprire la scatola.
Paulette ha deciso comunque di seguire il consiglio. Ha appoggiato la scatola sotto la mensola all’ingresso, subito prima di ricordarsi che sarebbe dovuta andare in banca a ritirare i soldi della liquidazione.
E ritorniamo al motore della macchina di Paulette Ramires che non parte.
Intanto, Adam Brokskj spia anche le sue mosse.

.:6:.

-Lunedì-
“Hey” .
Nel suo lavoro, Tom Greylack ha imparato ad evitare le solite domande di circostanza che si fanno solitamente in una prima conversazione. La gente con la quale ha a che fare è timida, e tutto si bloccherebbe lì. Un saluto vago invece, invoglia a rispondere. A voler attirare attenzione.
Tom sorride nel leggere un secondo “Hey” sul suo monitor. Quanto ama il suo lavoro.
Ingurgita il latte sintentico in un sorso, lanciando un’occhiata alla scatola gialla sulla scrivania. Ancora chiusa. Distoglie lo sguardo e si concentra sul suo nuovo cliente.
“Mi dicono che tu abbia bisogno di me. Mm… Temo di non sapere il tuo nome”.
Qualche secondo di attesa, poi ricompare un’altra scritta blu.
“Charlie, sono Charlie. Così ti hanno detto?”
“Non è forse vero?”
In quel mentre uno squillo di tromba, suoneria che lui stesso aveva personalizzato, lo avvisa che è arrivata una mail. Sicuramente di qualcuno dei suoi clienti da consolare. L’indirizzo, però, gli fa rizzare i peli delle braccia. – Brokskj@smail.uk –
“No, certo che è vero. Ho tante cose da dirti”
“Ti ascolto” Scrive Tom, aprendo tempestivamente la casella di posta elettronica.
Nella mail, solo due parole. “Al tramonto”
Il povero Charlie, per quella sera, ottiene un aiuto molto distratto.

Notte fonda. Sul tetto della palazzina in cui vive, Tom tiene la scatola, di nuovo chiusa, fra le gambe, seduto di fianco alla multiantenna.
Come da istruzioni, sta aspettando Adam Brokskj.

.:7:.

-Martedì-
Si toglie dapprima la parrucca, poi le ciglia finte, il trucco e gli orecchini.
Poi tocca il pulsante nascosto dietro all’orecchio, e la copertura di pelle sintentica, priva di peli e perfettamente liscia, scompare, per lasciare posto alle pelle ruvida e pelosa di un uomo.
Rimane solo il vestito attillato, che si affaccia ora su di un petto piatto e muscoloso.
Tutti conoscono la vera natura di Anna Pavlovna, ma ne rimangono ugualmente affascinati.
Anche questa sera ha concluso un ottimo affare. Le armi si vendono ormai facilmente come le sigarette.
Eppure, la pervade uno strano senso di inquietudine, di catastrofe imminente.
Mentre procede a togliersi l’ultima unghia finta, l’omni-palmare segnala l’arrivo di un messaggio.
“Leggi” dice Anna, con il camuffamento vocale ancora attivo.
“Questo è un messaggio registrato da Adam Brokskj lunedì 12 settembre 2028, con spedizione posticipata” Dice la voce atona dell’omni-palmare, attirando completamente l’attenzione di Anna. “Al tramonto.”
Dalla distrazione, Anna spezza l’unghia finta del mignolo.

Quella notte, seduta sul tetto come da ordini, con la scatola chiusa fra le ginocchia, Anna Pavlovna aspetta Adam Brokskj.

.:8:.

-Mercoledì-
Un lugubre presentimento quella notte galleggia nell’aria e nella mente di Stephen Bay, mentre dal fondo del ponte di plexivetro, spia quale potrebbe essere la sua prossima vittima.
Si sente inquieto, forse per via della scatola, che non ha ancora aperto, forse per il vago senso di vuoto che lo opprime.
Non riesce nemmeno a concentrarsi sulle belle ragazze che passeggiano sul ponte, con le loro cuffie, e la loro fretta.
Abbassa lo sguardo sul fiume che scorre lento, sul riflesso dei grattacieli di quella città viziata e sporca, dalle mille luci intermittenti, interrotto ogni tanto dalla scia di un battello, che vola a pelo dell’acqua.
Non crede ai suoi occhi quando lo vede.
Un piccione che vola nella sua direzione, un biglietto legato alla zampa. Planando dolcemente, atterra davanti a Stephen e lo guarda, piegando leggermente la testa di lato, in attesa.
Stranito, Stephen slega il biglietto dalla gamba del piccione, che si alza subito in volo, e lo srotola. “Fra un’ora. Sul tetto”

Poco più tardi, anche lui è sul tetto del magazzino, la scatola fra la gambe, dopo averla richiusa.
Anche lui, come da istruzioni, aspetta Adam Brokskj.

.:9:.

-Giovedì-
Paulette Ramires, con una non trascurabile agitazione, siede al tavolo della cucina, la lampada al neon ionizzato che illumina di luce blu un cerchio sul tavolo, al centro del quale sta la scatola gialla che Adam Brokskj, tramite un oloSMS, le ha detto di aprire, precisamente a quell’ora.
Ha la sensazione che, di qualunque cosa si tratti, sia uno scherzo ben congegnato o meno, il contenuto della scatola non prometta nulla di buono.
Dimenticandosi dei suoi imminenti problemi economici, Paulette scoperchia delicatamente la scatola.
Dentro, un fazzoletto nero, a coprire il fondo.
Lo solleva con la punta delle dita.
Si mostrano a lei tre foto.
Paulette rimane senza fiato, incredula nel vedere chi era raffigurato in quelle foto.
In una, un uomo seduto davanti ad un computer. La foto è stata scattata evidentemente senza che lui se ne rendesse conto, e lo si vede di profilo. Nonostante ciò, è ben riconoscibile, e Paulette lo riconosce.
Nella seconda foto, anche questa scattata all’insaputa di chi era inquadrato, una donna intenta a struccarsi in uno specchio. Almeno, a prima vista sembra una donna, ma guardando meglio Paulette si accorge, con un sussulto, che è lo stesso uomo della foto precedente.
Prendendo in mano la terza foto, si mette la mano davanti alla bocca, sconvolta.
Lo stesso uomo, catturato mentre taglia la gola di una ragazza.
Si lascia sfuggire la foto di mano, scoprendo così una scritta sul retro. Mercoledì.
Meccanicamente, guarda dietro le altre due foto. Lunedì, dietro quella dell’uomo al computer. Martedì, dietro a quella della donna allo specchio.
In fondo alla scatola, un ultimo foglio. “Vieni sul tetto. Ti spiegherò tutto. Chiudi la scatola e portala con te.”
Paulette, senza esitare, con l’urgenza di capire, pensa al modo più rapido di salire sul tetto.

Quando Adam Brokskj arriva, apparentemente dal nulla, si ferma dietro di lei, impedendole di girarsi.
“Ti starai chiedendo, Paulette” le dice con voce contraffatta “cosa significano quelle foto. Perchè” fa una pausa studiata “tuo fratello si traveste da donna, oppure perchè sgozza le ragazze. In realtà, io credo che tu lo sappia. Sono certo che tu lo abbia sempre saputo, Paulette.”
Le appoggia entrambe le mani sulle spalle.
Paulette è incapace di parlare.
“Ti ricordi, vero, l’incidente dello scuolabus? Anche se siete fratellastri, scommetto che lui te ne aveva parlato. Gli piace parlarne per attaccare bottone.”
Ovviamente, Paulette sa tutto questo. Lo sapeva da sempre.
“Solo, allora forse era troppo presto per capire quello che sarebbe successo. Le sue personalità multiple si sarebbero sviluppate in seguito, nella solitudine della sua casa, dopo la morte dei vostri genitori.”
Non visto, un sorriso increspa le labbra di Adam.
“Poi sono arrivato io. Logicamente, sono stato l’ultimo. In realtà, il mio è stato un colpo di fortuna. Mi sono liberato di un inutile e malato corpo di piccione, per diventare uomo.”
Paulette spalanca gli occhi, consapevole di cosa significhino quelle parole.
“Solo, alla lunga mi sono stufato di tutti quegli altri. Dovevo eliminarli in qualche modo. Loro erano più deboli, più stanchi di me, indeboliti dal tempo. Rapidamente, sono riuscito ad imporre la mia personalità per più tempo. Ma non bastava. Pensai, per cancellare quegli altri, avrei dovuto far subire loro un trauma. Così ho mandato loro una scatola con quelle foto, che ho scattato programmando diverse macchine fotografiche in posti ben precisi, in momenti ben precisi. Non è stato difficile. Poi ho mostrato loro le foto e, ecco, spariti.”
“E adesso?” Dice lei, la voce strozzata. Per lei adesso, è come se il suo fratellastro sia morto.
Si sente uno scatto metallico. Quando parla di nuovo, Adam ha la stessa voce di tutti gli altri, la voce del fratellastro di Paulette.
“Adesso?” Dice Adam, passandole davanti e chinandosi con la faccia davanti a lei. Paulette non ha la forza di sostenere il suo sguardo. “Beh, adesso ti addormenterò.” Dalle tasche del largo impermeabile, estrae una siringa piena di un liquido sintetico.
“E quando ti sveglierai, cara Paulette, sarai la mia cara signora Brokskj.”
Con un gesto fulmineo, inietta l’ago nell’avambraccio di Paulette, che chiude gli occhi, si addormenta, e cessa di esistere.

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