Archive for ‘Rimembranze’

17 gennaio 2013

Nel ponte dei sospiri

Mi ricordo…
Avete mai visto la tela più grande del mondo? Forse sì, ma non lo sapete. Si trova nella sala del Maggior Consiglio, a palazzo Ducale, a Venezia.
Io e Chicco ci eravamo davanti, questo capodanno. Ci siamo seduti in questo salone immenso, grande quanto tutta la sala mostra dove lavoro, incorniciato da decine di ritratti dei dogi e innumerevoli dipinti su tutte le pareti.
Eravamo stanchi, infreddoliti, e io personalmente dal giorno prima soffrivo di un fastidioso principio di influenza comprendente febbre e problemi di liquidità non concernenti il portafoglio.
Ed è in queste condizioni che più tardi nella visita, della cui interezza riferirò nelle cronache, dopo attraversato lo stretto passaggio del ponte dei sospiri, guardando fuori dalla finestrella con le sbarre immaginando di essere un recluso agognante alla libertà, abbiamo esplorato le prigioni. Un posto umido, gelido, tetro, tanto più che pioveva, e quando siamo passati dal chiostro era tutto un gocciolare minaccioso, ma molto emozionante. C’era anche una stanza con le scritte che i prigionieri hanno lasciato ai posteri, che a giudicare dai contenuti risalivano alla seconda guerra mondiale, una delle quali abbiamo fotografato per quanto particolare, sebbene i suoi contenuti fossero vietati ai minori.
Ma non è finita qui la lista delle cose che abbiamo visto nel palazzo, ma, per amore di suspence, mi fermerò qui, per ora.
Anche perché così fate in tempo ad andarci anche voi!

Reflections

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7 novembre 2012

Prossima fermata: Indipendenza

Mi ricordo…
Ho iniziato a prendere l’autobus quando andavo al liceo.
Il tran-tran iniziava alle 7 di mattina, sulla corriera sonnacchiosa e fitta di zaini e libri sfogliati con l’ansia di un’interrogazione imminente, i pisolini rubati e con ogni probabilità continuati anche in classe, le chiacchiere scambiate piano con l’abituale vicino di posto, le occhiate lanciate a qualche bel ragazzo solitario seduto con le cuffie qualche sedile più avanti.
Continuava sotto i portici, nell’attesa dell’autobus che ci avrebbe condotto più o meni vicini alla nostra meta, una volta uno, una volta l’altro, sempre fitti come acciughe, sebbene i compiti all’ultimo minuto si facessero anche in questa fase.
La stessa cosa al ritorno, solo che il viaggio sembrava molto più lungo!
Ogni tanto mi capita di prendere l’autobus di mattina presto, e rivedo questi giovanotti, che si tengono gli zaini in spalla sbattendoli in faccia alla gente seduta.
Allora mi scappa un sorriso.

Where is the next stop?

17 settembre 2012

Posi quella siringa!

Mi ricordo…
Qualcosa come mezzo secolo fa feci un esame del sangue. Non mi ricordo nemmeno quanti anni avevo, dove fossi, perché lo stessi facendo e così via.
Ricordo bene la puntura però, come quando da ancora più piccolo mi portarono a fare il vaccino.
A me in generale non danno eccessivo fastidio le punture. Altrimenti, a ogni seduta dal dentista avrei bisogno dei sali per non svenire.
Tuttavia, vedere un ago affilato che penetra nella vena del tuo braccio per suggerti il sangue come enorme zanzara, ecco, quello mi dà fastidio.
Sono al corrente che la medicina si è evoluta e adesso non ti bucano più come una grattugia, però rimane quel timore ancestrale, quel senso di “Oddio!”.
Tutto questo perché domani madre mi riporta a farmi prelevare il sangue. Poi, come se non fosse sufficiente, domattina sarò pure in ufficio.
Riuscirò a sgombrare la scrivania dai fogli che la divorano, o vegeterò quattro ore come uno zombie?
Ai colleghi l’ardua sentenza.

Oh God!

20 luglio 2012

Il bloc-notes dello scrittore

Mi ricordo…
Quando cominciai a scrivere avevo dodici, forse tredici anni.
Allora era molto più facile. Le idee venivano fuori dalla mia testa come palle di cannone; rapide, potenti, distruttive.
Il tempo mi sta lentamente corrodendo. Sebbene forse negli ultimi racconti lo stile è più maturo, le idee devono annaspare per venire fuori, e tirare fuori gli artigli per rimanere aggrappate.
Mi ricordo l’entusiasmo che provavo un tempo, a ogni episodio pubblicato, e la febbrile attesa di sapere cosa ne avrebbero pensato i miei lettori. Adesso ogni episodio lo pubblico con quella punta di tristezza, al pensiero inevitabile che certamente non susciterò stupore, o curiosità, o qualsiasi altra emozione ad altrettante persone.
E di certo questo è un po’ colpa mia. Mi sono lasciato andare, il blog non è più al primo posto come una volta, e anche il tempo che ho a disposizione è molto meno, ma mi voglio consolare pensando che è anche colpa dei tempi, che sono cambiati.
Ad ogni modo, io e Chicco, mio prezioso alleato nel tentativo di non spegnere la mia scintilla creativa, stiamo lavorando per voi.
Abbiate soltanto un pochino di pazienza.

Was it a dark and stormy night?

21 maggio 2012

Era una notte buia e tempestosa

Mi ricordo…
Parecchio tempo fa, qui nel giardino davanti a casa c’erano due grandi e alti abeti.
Erano vecchi quanto me, e teatro di numerosi giochi. Piano piano quello di destra cominciò ad inclinarsi, e lo tennero saldo al terreno tramite dei robusti cavi.
Poi venne una notte piuttosto movimentata. Tirava vento, e pioveva, e, tanto per dire di quanto tempo fa stiamo parlando, mio padre viveva ancora qui.
Colto da un’intuizione improvvisa, scese per mettere la macchina, sua terza figlia, in garage, mentre fuori imperversava la più selvaggia delle tempeste, il terribile vento fischiava, e la pioggia era un muro.
Poi accadde. L’abete vinse la stretta delle corde che lo tenevano piantato nel terreno, e si sfracellò al suolo, esattamente sul punto da cui mio padre aveva non da molto spostato la macchina.
Del resto lui è capace di aggiustare il microonde con la sola imposizione delle mani. 

A classic

23 marzo 2012

Il cloro ti sbianca

Mi ricordo…
Io e la piscina non siamo mai andati d’amore e d’accordo.
È quello che succede quanto tua madre, nella folle corsa atta a farti fare dello sport, ti iscrive a qualsiasi cosa le capiti a tiro, e se quella cosa va a male, passa immediatamente a un’altra. Una di quelle cose fu, appunto, il nuoto.
Mi ricordo benissimo la fitta vergogna che provavo nel riscaldamento prima di entrare in acqua, dove facevamo (io non avevo più di dieci anni, credo) degli esercizi di respirazione e cose simili, per non parlare del fatto che morivo di freddo ed eravamo tutti scalzi.
Ma questo è il meno. Il terrore puro arrivava quando, per farci entrare in acqua, l’istruttore, un emissario del demonio, ci faceva fare i tuffi! Che non era neanche giusto chiamarli tuffi, visto che il trampolino non arrivava ai trenta centimetri di altezza, ma io non ce la facevo. Mi ribellavo fino allo stremo delle forze, e mi calavo in acqua con estrema lentezza e dignità.
E poi quando ci faceva andare sott’acqua, che per quanto tenessi gli occhi chiusi dopo sembrava avessi tagliato mezza tonnellata di cipolle, anche lì mi sentivo morire.
L’unico momento di sollievo era quando ci faceva sguazzare con quegli enormi tubi di spugna, o con le tavolette.
Mai più nuoto, mai più! A patto che non sia nelle acque cristalline della Corsica, ovviamente.

Oh, help me please!

 

19 gennaio 2012

Romeo e Romeo

Mi ricordo…
C’eravamo noi, e una cucina piccola, ma nostra.
C’eravamo noi e il lume di una candela a rischiarare la cena. Afrodisiaca e deliziosa.
C’eravamo noi e la musica in sottofondo. Mina come non te l’aspetteresti.
C’eravamo noi e uno spumante stappato solo per completezza.
C’eravamo noi eleganti e profumati.
C’erano i fuochi d’artificio, ma non li vedevamo.
C’era il mio regalo, difficile da decifrare.
C’era questo, ma molto altro.
C’eravamo noi, solo, fantasticamente noi.

Just the beginning 

24 novembre 2011

Walt Whitman

Mi ricordo…
Non credo di aver mai scritto sul blog di come conobbi Chicco. Direi che, dopo il quarantaduesimo mese insieme, è giunto il momento.
All’epoca bazzicavo Gay.tv, e andavo ancora all’università. Il caso volle che, la sera del ventisette gennaio, in tv trasmettessero “L’attimo fuggente”.
Io come frase personale misi una delle citazioni più famose del film, tratte da una poesia di Whitman:”E risuona il mio barbarico yawp sopra i tetti del mondo.”
Ed è qui che la ruota del destino, per coloro che ci credono, prese a girare.
Chicco come frase personale aveva la mia stessa identica citazione. Me lo scrisse, e poi, molto cavallerescamente, mi chiese il permesso di contattarmi su messenger. Di fronte a una richiesta così educata non potei che accettare.
Per qualche giorno chattammo timidamente, ma comunque con piacere, fino a che, dietro rassicurazioni sul fatto di non essere un maniaco, Chicco propose di vederci.
Per mia fortuna, dissi di sì.

 

19 ottobre 2011

Merende infanti

Mi ricordo…
È risaputo quanto io e il cibo abbiamo un rapporto particolare. Più precisamente, decido che qualcosa non mi piace guardandolo, ogni tanto annusandolo, di quando in quando toccandolo, e solo in casi estremi assaggiandolo.
Ciò premesso, mi è sempre stato detto che da piccolo era un’idrovora rotonda e onnimangiante, mentre adesso lottano per farmi prendere qualche chilo.
È altresì risaputo che ingollo succhi di frutta alla pesca e all’albicocca senza aver mai mangiato nessuno di questi frutti, così come mangio le noci solo quando sono in mezzo a una torta, o non oso mangiare pomodori se non sulla pizza.
Tutto ciò perché oggi mia madre mi ha comprato lo storico yogurt della mia infanzia: quello ciliegie e amarene.
Inutile dire che le ciliegie e amarene nemmeno le annuso.

Bleah!