Sotto il lenzuolo

“Sì, è lei.”
Dico, ed è forse più doloroso che partorire. Dopo, velocemente come lo ha abbassato, l’uomo dell’obitorio, con la faccia desolatamente neutra, rialza il lenzuolo fino a coprire nuovamente il viso di mia figlia. Nella mente, fugace, si fa strada il pensiero che questa sarà una delle ultime volte che lo vedrò dal vero, forse proprio l’ultima.
“Mi dispiace moltissimo.” Dice l’uomo, ma la sua faccia è quella di qualcuno che è indeciso se comprare una baguette o una ciabatta al banco del pane. Annuisco in silenzio, con un fazzoletto mi asciugo gli occhi, il perfetto stereotipo di madre affranta, quale effettivamente sono.
Mi accompagna fuori da quel luogo freddo e inospitale, ripercorriamo il corridoio che nemmeno due minuti prima avevo attraversato con il cuore in frantumi, lacerato dal terrore, e tenuto insieme solo da una tenue speranza che è evaporata più velocemente di un fiocco di neve all’inferno, e infine eccomi nuovamente nel mondo esterno, avvolta da una luminosa e caldissima giornata estiva, che mi asciuga le lacrime prima che arrivino a cadermi dalle guance.
Rimango ferma lì, a lungo, in piedi. Ora la vita dovrebbe continuare, penso, ora dovrei andare a casa e preparare il pranzo, e poi domani dovrei andare a fare la spesa, comprare il pane, la carta igienica.
Mi piego in singhiozzi laceranti nel vedermi fra le file del supermercato, indecisa fra la carta morbida o quella economica, e mi assale la certezza.
La mia vita si è fermata insieme a quella di mia figlia, ma il mio corpo continuerà a funzionare, e dovrò nutrirlo, lavarlo e vestirlo fino a che ne sarò in grado. E insieme a questa, un’altra certezza, più subdola: non importa quanto l’amassi, verrà il giorno in cui il suo ricordo sarà più fievole, in cui non saprò più qual era il suo colore preferito, il suo cantante del cuore, il gusto di gelato per cui andava matta.
E infine mi dico che è così, che vanno le cose.
Non è nulla di nuovo.

 

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3 commenti to “Sotto il lenzuolo”

  1. Il dream non mi ha coinvolto.
    Ho l’impressione che queste cose siano troppo lontane da te.
    Secondo me non hai abbastanza esperienza per fare un ottimo lavoro con qualcosa di così distante dal tuo modus vivendi.
    Non puoi scrivere di qualcosa in cui hai le dinamiche, anche le più segrete, ben chiare?
    Scrivi sfruttando luoghi comuni… oppure sembra che racconti la scena di un film. Che ne pensi?

  2. oh, un dream sull’oscuro signore, è ciò che abbiamo sempre sognato! 😀
    A me piace questo dream, anche se è vero che sembra più uno stereotipo da romanzo che non una immedesimazione realistica…ma è uno stereopito ben fatto

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