Il crocevia

Riavviò i capelli sbuffando, come fa sempre quando è al centro dell’attenzione.
Guardò i professori davanti a lui, chi si puliva gli occhiali, chi ticchettava le dita sul banco, impaziente, chi scorreva distrattamente con gli occhi le striminzite pagine della sua tesina. Quello che sarebbe seguito non interessava a loro e tantomeno interessava a lui.
Quando cominciò a parlare era come se stesse ascoltando qualcun altro. Le parole uscivano per conto loro, una dopo l’altra, senza interruzioni. Rispose a ogni domanda, strinse qualche mano, e poi uscì.
Si concludeva così quel capitolo della sua vita, della loro vita. Fuori ad aspettarlo c’erano infatti alcuni suoi compagni. Uno di loro fumava, credendosi più grande e responsabile degli altri. Si guardarono, in silenzio, consapevoli che, vivendo lontani gli uni dagli altri difficilmente si sarebbero rivisti, se non in qualche cena di classe del tutto priva di significato. Non avevano altra scelta che andare avanti, fare scelte sempre più difficili, e conservare vivo il ricordo di quegli anni, se avessero avuto momenti di nostalgia.
Quello che fumava la sigaretta gli fece un largo sorriso, che nel suo gergo era come il più intenso degli abbracci, ma, soprattutto, custodiva un significato più profondo. Voleva dire, non abbiamo nulla da temere, il mondo è ai nostri piedi.
Potremmo farcela, ancora una volta.

Another future

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