La storia di Francois, fine

L’ultimo luogo.
Non potevano esserci alternative, Amelie doveva essere lì.
Francois aveva girato il mondo, seguendo passo per passo la mappa che tanto tempo fa lui e Amelie avevano rinchiuso in quel ciondolo.
Il tempo che aveva impiegato a ritrovarlo… A volte non aveva nemmeno ben chiaro quanto ne era passato. Aveva setacciato ogni piccolo negozietto, perlustrando ogni angolo polveroso dove poteva essere finito, passando di mano in mano.
 Ancora faticava a capacitarsi di come avesse potuto venderlo, così all’improvviso, come se volesse cancellare ogni ricordo dei viaggi fatti insieme. Ma era impossibile dimenticare.
Con la mano tremante, aprì la porta della vecchia casa. Si aspettava di trovare un giovane, come negli altri posti, ma apparentemente non c’era nessuno, da molto tempo. I mobili erano ricoperti da un telo di plastica, a sua volta nascosto sotto un velo di polvere. Il pavimento scricchiolava desolato sotto i suoi passi, e la solitudine lo avvolgeva.
Nessuno venne ad accoglierlo buttandogli le braccia al collo, com’era solita fare Amelie quando la andava a trovare a casa. Nessuna corsa affannata giù per le scale. Solo un ragno che tesseva la sua tela indisturbato.
Francois ci pensò un attimo, si tolse il cappello e lo strinse forte nella mano sinistra, per farsi coraggio. Improvvisamente sentiva che tutta la vecchiaia gli era piombata sulle spalle. Salì le scale, appoggiandosi passo passo al suo bastone, poi, arrivato davanti alla porta della stanza di Amelie, si fermò di nuovo. Aveva il respiro pesante, un terribile presentimento incombente, la vista che gli sfarfallava.
La aprì, rimanendo fuori dalla stanza. Anche lì era tutto quanto coperto, a parte qualcosa sul letto. Era uno di quei moderni apparecchi, come quello a cui era attaccato il ragazzo del negozio dove aveva recuperato il ciondolo.
Si avvicinò di qualche passo, lasciando impronte nella polvere, e quando fu a meno di un metro l’apparecchio si accese, e davanti a lui c’era il viso di Amelie, di una Amelie più vecchia di come la ricordava, e certamente più triste.
Fece per parlare, ma lei lo precedette.
“Francois, amore mio.” Stava facendo di tutto per evitare di piangere. Riusciva a vedere gli sforzi del suo viso. “Devo dirti una cosa. E tu devi ascoltarmi con molta attenzione, perché non potrò ripeterlo. Questo messaggio si cancellerà una volta finito, e tu non mi vedrai più.”
Il cappello nella mano sinistra di Francois era ridotto a un mucchietto di tela, mentre lui in piedi se ne stava davanti a quell’apparecchio, guardando Amelie negli occhi, eppure non vedendola.
“Tu sei morto, tanto tempo fa. Fu tremendo per me. Insieme ne avevamo… ” Si fermò, inspirò a fondo, ma ancora non piangeva. “Insieme ne avevamo passate tante. Non riuscivo a mangiare, o a dormire. Riuscivo solo a rifugiarmi nel ricordo. Ben presto però anche i ricordi divennero troppo dolorosi. Allora mi sbarazzai del ciondolo.” Il cappello di Francois cadde a terra, ma lui continuava a stringere l’aria come se potesse sostenerlo.
“Fu doloroso, e terribile, come abbandonare un figlio, ma non potevo continuare a vederlo, ad aprire il cassetto in cui l’avevo chiuso e a stringerlo nelle mani, tutto il giorno, tutti i giorni. Per qualche tempo fu sufficiente. Ebbi l’illusione di aver ricominciato a vivere. Con il tempo diventai anche molto ricca e influente, mentre tu scivolavi nei recessi della mia mente. Poi un giorno da un armadio scivolò fuori una nostra fotografia.” Il suo sguardo si perse per un istante, forse immaginando nella sua mente quella foto.” E i progressi che avevo fatto furono inutili. Tu tornasti a vivere con forza nei miei ricordi. Così tanto che… che sei in qualche modo tornato in vita.” Ora capiva molte cose. Trovò risposte a domande che non si era mai fatto. Continuò a fissare Amelie, ipnotizzato.
“Mi organizzai. Negli anni avevo accumulato moltissime risorse e sapevo che c’era un solo modo perché tu non tornassi a tormentare il mio cuore. Dovevo andarmene lontano, in un posto che non fosse nei nostri ricordi. Sapevo che mi avresti cercato, che avresti per prima cosa cercato il ciondolo con quella che era la mappa della nostra vita passata insieme, e allora presi la decisione…” Guardò in alto, attorno a lei, come cercando conforto per le sue azioni. “Mi trasferii in un posto che era impossibile fosse nei nostri ricordi, un posto che avevamo solo sognato, dal quale nel frattempo avrei osservato le tue azioni. La Luna. So che proverai a venire qui, ma non puoi. Tu sei solo un ricordo, e qui non potresti esistere, perché non abbiamo ricordi qui.” Cercò di sorridere, ma il risultato fu un viso ancora più triste.
“Francois… Il tempo a mia disposizione è finito.” Tacque per qualche istante, guardandolo, eppure non vedendolo. Poi ci fu un solo sospiro:” Addio.”, e l’apparecchio si spense.
Non c’era più niente che potesse fare lì. In silenzio, piano, raccolse il cappello, tolse la polvere che vi era caduta sopra, e lo mise in testa. Si appoggiò al bastone, e passo dopo passo, scese le scale. La porta di casa era ancora aperta come quando era arrivato.
Fece un passo, nel sole abbagliante del tramonto, fuori da lì.
Fu il suo ultimo, e poi di lui non rimase nemmeno il ricordo. 

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