La storia di Francois, capitolo quinto

C’erano poche cose di cui Jean aveva paura.
Non aveva paura del buio, anzi, lo rispettava. Non temeva nemmeno gli insetti, e adorava tutti i ragni. Nemmeno la solitudine lo spaventava.
Tuttavia, c’era qualcosa che gli faceva venire i brividi: il silenzio.
Quando era a casa da solo, teneva sempre lo stereo acceso, anche al minimo, tanto per avere una musica di sottofondo. La notte dormiva con la finestra aperta, o con la televisione accesa, altrimenti non riusciva a chiudere occhio.
Per questo quando Madame gli aveva detto che il luogo dove sarebbe dovuto andare era la foresta amazzonica, aveva accettato senza indugi.
In quella giungla non esisteva silenzio. Ovunque era il verso gracchiante di un uccello, o l’urlo acuto di una scimmia, o il frusciare delle foglie, o il gorgogliare dell’acqua, in qualsiasi momento della giornata. Per certi versi c’erano molti più rumori che in città.
Quello che però successe quella notte se lo sarebbe ricordato per molto tempo a venire.
Si stava concedendo qualche ora di sonno, quando gli allarmi cominciarono a squillare impazziti. Lì, nel bel mezzo della giungla, la sua base era attrezzatissima, collegata a svariati sensori sparsi in ogni dove nella foresta. Quello che si era risvegliato riguardava esattamente il quadrante dove si trovava la base. Poteva essere una coincidenza, ma l’istinto maturato nel tempo passato laggiù gli suggeriva il contrario.
Imbracciò il fucile, caricato con sedativi, e uscì. Sulla soglia, con un piede già fuori, si fermò, e così fece il suo cuore, per alcuni interminabili istanti.
Non si sentiva nulla. La giungla era avvolta in un silenzio così innaturale che pensò di essere diventato sordo. Gli bastò schioccare le dita per capire che non era così, e che tutt’intorno a lui ogni cosa taceva. Era impossibile, ogni oltre comprensione, ma non poteva farci niente.
Avanzò qualche passo, cercando di fare più rumore che poteva, ma era come se tutto fosse ovattato, rendendo i suoi movimenti soffici come quelli di una ballerina.
Ci fu un bagliore, alla sua destra. Puntò il raggio della torcia, appesa al taschino, in quella direzione, ma non c’era nulla.
Strinse più saldamente il fucile e continuò a vagare senza meta, finché non arrivò a una radura. Per terra c’era una vecchia foto, ma non fece in tempo a raccoglierla che volò via.
In quel momento tutti i rumori della foresta lo colpirono all’improvviso come un’esplosione. 

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3 commenti to “La storia di Francois, capitolo quinto”

  1. L’attendevo… Finalmente!!! XD
    Buona giornata carissimo!!!!!

  2. Uh mamma, e cos’era? Bisognerà aspettare il prossimo episodio. Devo chiedere a Francois se mi presta il suo fucile caricato con sedativi. Ehm.

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