La storia di Francois, capitolo secondo

Gustave aveva ottantaquattro anni suonati, l’udito ormai era solo un ricordo, e possedeva tre paia diverse di occhiali: quelli per leggere, quelli per vedere lontano, e quelli per vedere e basta. Tuttavia, era molto tempo che non leggeva, e alla sua età non aveva più bisogno di guardare lontano, anzi, la cosa lo terrorizzava.
Quando la luce rossa dentro la lampadina prese a lampeggiare, lui era andato a bersi un bicchiere di latte freddo. In quei pomeriggi così caldi erano come un elisir di lunga vita. Quando tornò alla sua sedia, su cui si era da tempo creato un solco, pensò che forse gli sarebbe servito un nuovo paio di occhiali ancora, perché adesso i suoi occhi birichini gli facevano vedere colori inesistenti. Poi, quando la luce si spense e poi si riaccese, tingendo di un vago rosso il pulviscolo che volteggiava nella stanza, Gustave ebbe un sussulto, e sentì ribellarsi nella pancia il latte che aveva bevuto.
Quanto tempo era che lampeggiava? La regola era che doveva accendersi e spegnersi per più di 20 volte, prima di chiamare Madame. Gustave le contò. Sei, sette, otto.
Erano ormai molti, moltissimi anni che Gustave stava seduto su quella sedia, giorno dopo giorno, in attesa che quella lampadina si accendesse, e ora, intrecciandosi le dita rinsecchite e tremanti, contava.
Dodici, tredici, quattordici.
Il telefono era di fianco a lui, su un piccolo tavolino, insieme ad un piccolo bonsai di quercia, regalo di Madame, che Gustave amava come un figlio. Il telefono era naturalmente uno di quei vecchi modelli con la rotella; Gustave del resto non aveva mai imparato a usare quelli moderni, per non parlare di quelli che si infilano nelle tasche.
Diciannove, venti, ventuno.
Solennemente, Gustave inforcò gli occhiali da lettura, e compose il numero di Madame, scolpito a fuoco nella sua memoria, sebbene non la chiamasse da più di vent’anni.
Lei rispose al primo squillo: “Gustave, sei tu?”. La sua voce non sembrava affatto quella di una persona anziana, era ancora limpida e fresca come un ruscello montano.
“Sì, Madame.” Disse lui, per nulla sorpreso che lei lo avesse riconosciuto. Poi, senza indugiare, continuò: “L’ha trovato.”

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One Comment to “La storia di Francois, capitolo secondo”

  1. Fai finire le puntate troppo in sospeso per ottenere commenti! Comunque mi sta piacendo molto!

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