Il malato immaginario

Mi ricordo…
Quando ero ancora un giovincello, diciamo in età da fine elementari e inizio medie, senza essere fuori corso, con le malattie, soprattutto quelle che implicavano febbre, avevo un curioso rapporto di amore/odio.
L’odio, evidentemente legato al fatto che alla maggior parte delle persone provare dolore fisico certamente non piace.
L’amore invece, per quello che lo stato di malattia comportava: più tempo passato a casa.
Non faccio mistero che in me è insito il cuore di un casalingo, che vivrebbe perennemente in pantofole. Orbene, in queste occasioni, accompagnato da pruriti feroci o tossi espettoranti, io mi appallottolavo nel plaid, rigorosamente nel divano letto in salotto, e mi facevo una cultura televisiva del calibro di MacGyver e i Flinstones.
Mi alzavo raramente, dato lo scarso appetito, e quando mi veniva sonno, dovevo solo sdraiarmi e chiudere gli occhi.
Uno quasi se lo dimentica di avere la febbre.

Oh gosh, you're HOT!

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3 commenti to “Il malato immaginario”

  1. io nonm’ammalomai (né m’ammalavomaiall’epoca)… *sob*

  2. Un buon compromesso potrebbe essere andare al lavoro indossando le pantofole!

  3. Non vedo l’ora di ammalarmi per stare un po’ a casa a far niente!

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