Un nero libriccino

Mi ricordo…
Quando comprai il mio primo Moleskine, ne fui entusiasta. Ci scrivevo sopra ogni giorno, ci scrivevo di tutto, ne riempivo le pagine senza fatica, anche se non sempre quello che scrivevo era divertente o gioioso.
Il secondo lo iniziai con lo stesso spirito, e sono riuscito a portarlo avanti, per qualche tempo. C’è stato poi un periodo in cui mi ero quasi dimenticato di averlo. Ho ricominciato a scriverci su, ma non proprio molto spesso. Facevo passare anche mesi.
Insomma, le pagine si sono lentamente riempite, anno dopo anno, e ora ne è rimasta una sola.
La guardo, e non so cosa scriverci. Mi sento come se stessi passando una rete nei meandri della mia mente, ma questa non riesce a catturare niente.
Vorrei che il prossimo Moleskine sia all’altezza del primo, ma si sa, niente è come l’originale.

It was my best friend

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5 commenti to “Un nero libriccino”

  1. Io mi chiedo, ma come diavolo si fa a riempire un aggeggio del genere?
    Cioè, che ci scrivi?
    A che serve?
    Perché??

  2. Mi piacerebbe essere un presentatore radiofonico: loro hanno la capacità di immagazzinare tutte le loro esperienze quotidiane, trarne spunti e considerazioni e poi esprimerle. E’ un lavoro che ti forma.
    Mettiamo su una radio. Io porto gli lp di Greese.

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