Sopravvivere §5§

J. vagava nei meandri della metropolitana. Si rendeva conto che l’atmosfera in quelle gallerie era piuttosto tetra, anche perché procedeva a lume di torcia, ma aveva bisogno di fare qualcosa di diverso. Provare un brivido, sentire di essere ancora vivo.
Stava risalendo in superficie all’uscita vicino ai Giardini, quando sentì qualcosa che gli parve impossibile. Qualcosa che non sentiva da così tanto tempo da essersi quasi dimenticato della sua esistenza.
Lo squillo di un cellulare. Un trillo, che normalmente avrebbe trovato fastidioso, in quel momento era un suono celestiale, era la più grande sinfonia mai composta dall’uomo. Veniva da qualche parte all’interno del parco.
Era difficile capire da dove, non c’erano molti punti di riferimento, solo alberi. Ogni squillo temeva che fosse l’ultimo, mentre tentava di seguire il suono per arrivare alla sua fonte.
Dopo l’undicesimo squillo, non si sentì più nulla.
“Ehi, c’è nessuno?” Gridò J., amplificando la voce mettendosi le mani attorno alla bocca.
Nessuna risposta. Solo le prime avvisaglie della nebbia che cominciavano a scendere dalle cime degli alberi, come spettri furtivi.

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