Sopravvivere §3§

Il cadavere che J si ritrovava davanti in quel momento era come tutti gli altri.
Gli arti erano piegati, le dita storte, la bocca spalancata in un grido muto senza fine. Tuttavia erano gli occhi, gli occhi terrorizzavano J.
Vi si poteva leggere un terrore senza nome nè tempo, una paura primordiale a cui non si può sfuggire, che non si può dominare.
J faticava a distogliere lo sguardo, ma sapeva che doveva farlo, ne andava di quello che restava della sua salute mentale.
Era già da un po’ che aveva smesso di domandarsi il perché fosse successa una cosa simile, o se da qualche parte ci fosse qualche altro sopravvissuto, o il motivo per cui i ponti continuavano a cadere.
Non si era ancora posto un obbiettivo preciso, perché l’idea non gli piaceva. Lo faceva sentire vulnerabile, gli dava l’idea che qualsiasi cosa facesse non avesse del tutto senso alla fine. Per cui vagava senza meta, senza scopo, procacciandosi il cibo, entrando negli edifici altrui, curiosando nelle vite degli altri.
Il proprietario di quella casa era a dir poco stravagante. Aveva una collezione di statuine della seconda guerra mondiale e in una teca del salotto c’erano i resti di quello che doveva esser stato un serpente.
J quella sera rimase in quel salotto. Era accogliente e comodo.
Alla luce di qualche candela, lesse un libro.

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2 commenti to “Sopravvivere §3§”

  1. Ce da domandarsi quale libro possa esser letto in un contesto simile..

  2. Sto leggendo eh, ma trovo serie difficoltà a commentarti questo racconto!

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