Incroci

Lo guardavo, mentre il suo sguardo invece si perdeva fuori dal finestrino, per le campagne.
Il sole gli proiettava sul viso ombre che lo facevano assomigliare a un ritratto vivente.
Sorrideva, senza un motivo apparente. Forse la musica che ascoltava, forse l’ultima telefonata fatta.
Forse il pensiero che la sua destinazione era vicina, non so. Quello che so è che ero incantato da quel sorriso. Da come le labbra lievemente increspate modellavano la sua pelle.
Guardavo anche le sue mani, lisce, strette tra le ginocchia.
Per tutto il viaggio dimenticai ogni cosa, e mi persi ad esplorare ogni centimetro che gli occhi mi permettevano di vedere. In certi momenti avevo paura che l’insistenza del mio sguardo potesse dargli il presentimento di essere spiato, ma lui non si girò mai.
Ad un certo punto, non so a quale fermata perché non avevo perso tempo a guardare fuori, lui si alzò, raccolse il suo zainetto e poi mi guardò dritto negli occhi per un attimo, prima di uscire.
In quel momento ho avuto la sensazione che mi sarei ricordato di quello sconosciuto sul treno per sempre.


We're islands

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4 commenti to “Incroci”

  1. Tu scrivi spessissimo di gente che viaggia…sarà che sei tu ad essere spesso in viaggio…

    p.s. Ragazzino, “lisce” si scrive SENZA “i” !!!!!!!! ARGH!!!

  2. Lui spesso in viaggio? Insomma, al limite spesso in corriera per venire a casa mia!
    Che bell’errorino che ti è scappato, sono troppo contento, ho finalmente qualcosa con cui sbeffeggiarti!

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