Un viaggio 5/

Odio guidare.
Non credo che esista un lavoro più monotono del mio: guido, poi mi danno il cambio, poi guido di nuovo.
Quando torno a casa alla sera non mi sento più le gambe, e ho le braccia indolenzite.
La gente quando sale nella maggior parte dei casi non mi degna neanche di un saluto. Sono convinto che alcune persone pensino che l’autobus viaggi da solo, che non ci sia nessun autista.
Quando dietro di me le sento bisticciare, ridere, russare mi sento quasi invisibile. Fortunatamente, ogni tanto qualche vecchina mi tiene compagnia con i suoi ricordi e i suoi acciacchi, ma non oggi.
Mi piacerebbe poter dire che al mio ritorno a casa ci sarà qualcuno ad aspettarmi, con la cena in tavola e un sorriso per me, ma non posso.
Non c’è mai nessuno.
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3 commenti to “Un viaggio 5/”

  1. Poverino! Ma un po’ più la pazienza, non ci pensa troppo dal punto di vista sentimentale. Talvolta lavorare è solo un modo di guadagnare, e così lo si fa per vivere.aqForse i giovani viaggiatori sono sorpresi dal meraviglioso paesaggio e semplicemente dimenticano un saluto. Sai che quando si è giovanni, sarebbe molto probabile ignorare tante persone importanti.Buona giornata!NOEMI

  2. Ma che tristezza di vita!! :-((

  3. Aspetto a dare giudizi a questo racconto.

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